Torre Piloti. Sono veramente necessarie? – John Gatti

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Dopo l’articolo precedente,  “L’arrivo delle grandi navi”,avevo pensato di allargare la cornice del quadro affrontando il tema relativo alla necessità di un adeguamento degli ormeggi e delle infrastrutture portuali.
Ripensandoci, sposterei l’ordine delle priorità verso “l’alto”, perché la sicurezza e l’efficienza necessitano di un controllo diretto.
Per questo ripropongo un articolo, in parte rivisitato, che avevo scritto per il Secolo XIX poco tempo fa.

L’argomento, che in apparenza si riferisce al porto di Genova, in realtà riguarda ed è di attualità per molti bacini italiani, dove la possibilità di un controllo visivo aumenterebbe in maniera sensibile il gradiente di sicurezza.

Quando una nave deve uscire da un bacino di carenaggio, galleggia al centro di una vasca e, per imbarcare il pilota, si utilizza una gabbia aperta, che viene sollevata da una gru per permettergli di raggiungere il Ponte di Comando.

Fino a quando la gabbia è a terra, con lo sguardo si abbraccia la vita del cantiere confinata tra gli edifici e gli ostacoli che la vista incontra.
A venti metri di altezza si intravedono il Molo Vecchio, la testata di Ponte Assereto, le gru della Sanità…

A quota quaranta “ci si affaccia alla finestra”: i monti spariscono nell’acqua a Capo Mele, il palazzo della Nira nasconde gli yachts della marina; s’intuisce appena l’esistenza dell’imboccatura e, alle spalle, una fetta del Porto Antico.

A sessanta metri di altezza si apre un nuovo mondo e tutto appare sotto controllo: Punta Chiappa sullo sfondo a Levante, le navi che atterrano con la prua su Punta Vagno, i vapori alla fonda a sud della Diga, la Sanità e l’intero arco del Porto Antico, il canale di Sampierdarena e oltre, fino alle gru del Porto Contenitori di Prà prossime all’imboccatura di ponente.
Si vedono le navi evoluire tra le testate dei pontili e le bettoline transitare da una banchina all’altra, mentre le cicatrici bianche che serpeggiano tra le calate fanno intuire a colpo d’occhio l’intensità e la direzione del vento, che per motivi orografici fa breccia e rimbalza con angolazioni diverse. Dall’orientamento delle navi alla fonda si percepisce la direzione e la forza della corrente. Con uno sguardo si riesce a valutare la dinamica e il potenziale pericolo per una nave in uscita, che andrebbe a incrociarne un’altra in entrata nel punto più stretto.

Da quell’altezza appare chiara l’importanza di un punto di vista che abbracci tutto il golfo di Genova.

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Nonostante la strumentazione abbia assunto un ruolo determinante e abbia alzato il livello di sicurezza mettendo a disposizione numerose informazioni estremamente importanti, è pur sempre fondamentale che questi imput vengano interpretati e utilizzati come ausilio alla formazione pratica costruita sull’esperienza.

I maggiori porti del mondo hanno reti anemometriche, correntometri, un’adeguata illuminazione delle banchine e un programma periodico di dragaggio, con monitoraggio sistematico delle quote dei fondali e, ovviamente, dispongono di una Torre di Controllo che, oltre a raccogliere i dati e a utilizzarli per la sicurezza della vita umana, delle strutture portuali e a salvaguardia dell’ambiente, permette all’uomo la visione diretta e l’utilizzo coerente, dopo le giuste valutazioni, di tutti gli ausili tecnologici e informatici di cui deve essere giustamente dotata.

Tutti i 25 chilometri di porto soffrono di un mancato adeguamento degli spazi, e, in alcuni bacini, ci si trova a gestire navi tre volte più grandi di quelle per cui è stato costruito.
La posizione geografica, la direzione presa dallo sviluppo economico marittimo, l’ambizione che dovremmo avere quando si parla di Mare, il ricordo di quello che Genova è stata in passato, la concreta possibilità che, con un’adeguata e oculata gestione delle risorse, si potrebbe dar vita a uno scenario che vedrebbe La Superba protagonista dello shipping in tutte le sue sfaccettature, dovrebbero bastare a convincerci a guardare avanti, a guardare oltre; oltre alla burocrazia, oltre alle posizioni di partito e oltre ai cavilli amministrativi, drasticamente capaci di bloccare lo sviluppo di un intero paese.

Noi Piloti, in seguito al tragico evento del 2013, abbiamo trasferito la Stazione Operativa a Ponte Colombo che, oltre ai limiti già descritti, è dotata di una strumentazione appena sufficiente e permette una visione limitata a una porzione del Porto Vecchio.
La posta in gioco, in termini di lavoro e di affermazione come risorsa economica per l’Italia e l’Europa, è molto alta.

Sono questi i motivi che ci devono spingere a cogliere l’opportunità che ci è stata offerta dall’Architetto Renzo Piano come una priorità, come la possibilità di far partire il cambiamento di cui tanto ha bisogno il porto di Genova, agendo sulla parola Sicurezza, seguita dalla parola Efficienza e chiusa dalla parola Eccellenza.

Dobbiamo partire dalla nuova Torre di Controllo, biglietto da visita e strumento indispensabile per il Porto di Genova!

 

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