Parliamo di simulatori – John Gatti

Parliamo di simulatori – John Gatti

“…la simulazione è l’imitazione delle caratteristiche di una situazione o di un ambiente reale compiuta da un apposito programma e sistema informatico…”

La possibilità di simulare la manovra delle navi in un ambiente appositamente costruito, permette di effettuare prove annullando i rischi legati ad azioni compiute in contesti reali.

I benefici che si possono ottenere nel campo della didattica, in quello della progettazione e in quello della verifica per l’acquisizione di nuovi traffici, sono enormi.

È anche vero, tuttavia, che affinché lo scopo venga raggiunto appieno, occorre accettare e rispettare alcuni dati oggettivi.

Il simulatore deve rispondere a caratteristiche strettamente legate all’obiettivo richiesto.

Nel campo della didattica la necessità di una perfetta risposta, scaturita dall’accuratezza dei dati inseriti, lascia la priorità all’importanza di una scenografia fedele e coinvolgente. La ricostruzione di un ambiente realistico volto a portare gli utilizzatori a immergersi in un contesto che, seppure ricostruito, riesca a far percepire il vento, il moto ondoso, la luce/buio, la velocità e le comunicazioni, il più possibili aderenti alla pratica, contribuisce a rendere efficace la simulazione.

In campo professionale, intendendo stabilire i limiti di manovra in un determinato bacino, o le conseguenze a importanti modifiche a strutture portuali, ci troveremo in un contesto dove la preparazione che precede le simulazioni sarà soggetta a esigenze più scrupolose. Infatti, se la didattica ha come scopo la traslazione fluida dalla teoria alla pratica, la determinazione dei limiti sulla fattibilità di una manovra, andando a influire sull’aspetto economico e sulla sicurezza dell’area interessata, necessita di certezze matematiche, di punti fermi da cui partire per dare una risposta a dubbi e domande.

Da qui l’importanza d’inserire – all’interno del programma – dati precisi e inconfutabili relativi alla predominanza dei venti, all’intensità e direzione delle correnti, agli effetti cushion, suction e squat, all’influenza di fiumi, della risacca, del moto ondoso, ecc.

Molti di questi valori possono essere ricavati da dati storici rilevati da correntometri, anemometri e mareometri, oltre che dalle caratteristiche proprie del tipo di nave che si vuole utilizzare durante le prove.

È evidente che se, ad esempio, vogliamo verificare i limiti per una nave di 400 metri che deve evoluire in un bacino, dovremo partire da valori precisi sulla sua superficie velica e su come il vento influisce nelle diverse condizioni; dovremo avere disponibili le caratteristiche dei propulsori, dello scafo e dei tempi di arresto; della risposta del timone e delle eliche di manovra. La sensibilità dell’operatore, data dalla sua esperienza, potranno in questo caso convalidare o meno il lavoro degli ingegneri.

Un discorso ancora diverso va fatto nei casi in cui si debba analizzare l’interazione tra una grande nave ormeggiata in un canale e il transito di altre unità. In questo caso l’esperienza e la sensibilità dell’operatore hanno un ruolo secondario. La larghezza del canale, i pescaggi delle navi rispetto al fondale, le forme degli scafi, gli arredi di banchina, le velocità sostenibili in relazione alle condimeteo e l’orografia generale, impongono, per ottenere risultati affidabili, l’utilizzo di centri attrezzati con vasche e modelli in scala da utilizzare per l’estrapolazione di dati precisi.

Per ogni situazione, una volta preparato il software, diventa fondamentale affinare il prodotto attraverso un esperto di manovra e profondo conoscitore dell’area di interesse. È a questo punto che il pilota può correggere eventuali errori di comportamento della nave ed evidenziare, per un’eventuale considerazione, gli elementi strettamente locali che influenzano e condizionano quanto emerso dalle estrazioni teoriche. Sto parlando dei punti di ridosso naturale, delle irregolarità del fondo che modificano la traiettoria della nave, delle zone dove gli effetti di interazione sono maggiori, dove le banchine piene accentuano l’effetto cuneo e l’azione del thruster, ecc.

Saltare questo passaggio significa alzare il muro che separa la teoria dalla pratica, rinunciando ai vantaggi che porterebbe la fusione delle due specializzazioni

Di |2019-05-04T21:09:59+02:0023 Giugno 2017|Attualità, Manovre|2 Commenti

2 Comments

  1. Thomas 24 Giugno 2017 al 1:16 - Rispondi

    Complimenti , argomento interessante e spiegazione più che chiara !!

    • John Gatti 21 Agosto 2017 al 16:46 - Rispondi

      Grazie, se ci fossero dubbi o domande non esitare a commentare!

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