FLIR Forward Looking InfraRed – Maurizio Garipoli

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Come spesso succede, strumenti o sistemi complessi di tecnologia militare, dopo un primo utilizzo esclusivo, vengono resi disponibili all’uso in campo civile.
Il sistema di visione denominato FLIR, dall’acronimo Inglese “Forward Looking Infra-Red” è stato sviluppato per scopi militari dalla Marina Militare Statunitense ed è, a tutti gli effetti, l’evoluzione dei primi sistemi militari cosiddetti “a scansione laterale”, i quali, installati su satelliti o aerei, funzionando proprio come scanner, dipendono dal moto di questi per generare una immagine.

A differenza dei visori notturni convenzionali, che sfruttano la luce visibile, ne aumentano gli effetti e migliorano la visione dell’operatore, le termocamere FLIR utilizzano la radiazione infrarossa emessa da un corpo per creare una immagine in tempo reale. I visori notturni operano solamente se vi è una minima fonte di illuminazione; le termocamere, viceversa, operano con una certa efficacia anche nell’oscurità più completa e in condizioni di scarsa visibilità dovuta a fumo, polvere o nebbia.

Il FLIR rappresenta l’ultima frontiera in fatto di visori a infrarosso. Grazie al continuo miglioramento tecnologico e alla diminuzione progressiva dei costi, questo strumento viene oggi utilizzato dalle forze dell’ordine di tutto il mondo, da Enti e aziende per scopi di sorveglianza, ricerche, salvataggi e per obiettivi industriali, cominciando gradualmente a diffondersi anche nel settore privato e nel diporto.

Ma come funziona?
I FLIR utilizzano particolari sensori che operano in due bande negli infrarossi: la banda d’onda lunga (LWIR) e la banda d’onda media (MWIR), rilevando la quantità di radiazione infrarosso, invisibile all’occhio umano, emessa dai vari oggetti o forme di vita. Questi sofisticati strumenti permettono, una volta inviati i segnali a video, di discriminare i bersagli in maniera sufficientemente chiara, mostrando la quantità di calore che essi emanano.
Le differenze fondamentali fra i due tipi di sensori si riassumono nelle distanze in chilometri che sono capaci di coprire. Quelli che operano in banda media (MWIR) tra i 3 e i 5 µm (micrometri), risentono meno dei fenomeni atmosferici (assorbimento, rifrazione, dispersione) e risultano più performanti, coprendo distanze maggiori; per contro, sono più costosi e necessitano di un complesso sistema di raffreddamento. La termocamera fissa che installarono qualche anno fa a Ravenna in punta diga, ad esempio, aveva un sistema di raffreddamento criogenico ad azoto tanto costoso da giustificarne l’uso esclusivamente per motivi seri di polizia, sorveglianza o ricerca. Nell’utilizzo comune sono più che sufficienti i “pochi” chilometri garantiti dai sensori che operano in banda lunga (LWIR), tra gli 8 e i 12 µm (micrometri), meno sofisticati, meno costosi e di dimensioni ridotte.

A cosa serve?
Gli scopi militari sono intuibili, una nave provvista di FLIR può sorvegliare il nemico a distanza in completo anonimato. L’utilizzatore potrà chiaramente distinguere le parti calde quali il motore, da quelle fredde come lo scafo; i componenti l’equipaggio (caldi) saranno chiaramente visibili, così come le eventuali armi (fredde) imbracciate o nascoste sotto i vestiti. La lotta alla pirateria e al terrorismo sono campi in cui i FLIR esprimono appieno il loro potenziale.
Ma gli usi oramai sono svariati. Solo per evidenziarne alcuni: in ambito di Pubblica Sicurezza, controllo del traffico e incidenti di varia natura; nelle operazioni S.A.R (Search And Rescue) a terra o in mare, tracciamento giro-stabilizzato del target e rilevazione di uomo a mare; nelle operazioni di lotta al fuoco, individuazione perdite di gas, punti caldi e persone disperse; o ancora in ambito industriale, rivelazione infiltrazioni di umidità e isolamenti insufficienti.
Una termocamera può essere montata su postazioni fisse o mobili, grandi navi passeggeri, mercantili o piccole imbarcazioni, come pure su droni per un utilizzo ampio e vario. Le termocamere di sicurezza sono praticamente impossibili da eludere, questa caratteristica le rende utili ai fini della Sorveglianza sia essa pubblica che privata.

Anche i Piloti in Italia e nel mondo hanno installato il FLIR su alcune pilotine. Oltre a dover spesso fronteggiare emergenze in mare di ogni tipo, affiancando la Guardia Costiera, i Piloti percorrono giornalmente tratti di mare ad alta densità di traffico, in ogni condizione meteo e, laddove possibile, a velocità sostenuta. Il FLIR trova la sua utilità anche nell’identificare oggetti semi-sommersi pericolosi alla navigazione, garantendo il più alto grado di sicurezza ottenibile oggigiorno.

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