Quattro chiacchiere con gli studenti. John Gatti

Quattro chiacchiere con gli studenti. John Gatti

Mi è capitato di tenere conferenze di fronte a ragazzi che aspirano a una carriera nella marina mercantile e di constatare, quasi sempre, la mancanza di conoscenze su cosa li aspetterà una volta conseguito il diploma.
La decisione di lavorare sul mare nasce, il più delle volte, dall’immaginazione, dal romanticismo, dall’idea di un mondo costruito sui “sentito dire” ed elaborato dalla fantasia di un adolescente attratto dall’avventura.
Partendo dalla scuola, ovviamente generalizzando, cerchiamo di capire come dovrebbe essere vissuta e cosa si può fare per ottimizzare questo periodo.

L’astrazione, soprattutto al Nautico, è la prima cosa che ci si trova ad affrontare. Il più delle volte i professori spiegano materie che non hanno mai praticato e gli argomenti che trattano potrebbero non essere più aggiornati.
Da una parte è giusto, perché la conoscenza rappresenta lo zoccolo duro su cui costruire la carriera, le fondamenta su cui poggiare le proprie esperienze; dall’altra sarà insufficiente, se non si scremeranno le supposizioni fino a ottenere un’immagine chiara di ciò che ci aspetta.
Se non si fa chiarezza su questo punto, mancherà l’ingrediente di una realtà raccontata da chi ha vissuto in pochi metri quadrati, a fianco di uomini di nazionalità, religioni e abitudini diverse; di qualcuno che conosce un sistema gerarchico che ha poco a che vedere con quello applicato nelle aziende terrestri; mancherà la consapevolezza della forza di carattere necessaria a superare in solitudine piccoli e grandi problemi. Una forza che deve avere uno spessore diverso, quando sotto si hanno centinaia di metri d’acqua,  intorno una distesa di mare e la famiglia e gli amici talmente distanti da sembrare appartenere a un altro mondo.

Come cambierà la vostra vita quando camminerete sullo scalandrone della vostra prima nave?
Quali saranno i vostri compiti pratici? Cosa ci si aspetterà da voi?
Come potrete arrivare preparati al meglio per affrontare quello che vi aspetta?
Farete esperienze che vi faranno crescere molto più velocemente dei ragazzi della vostra età che non subiranno lo stesso cambio di vita, questo è certo, ma quanti tra voi che andranno a navigare riusciranno a superare i traumi delle prime esperienze negative, quanti di voi rinunceranno alla tranquillità del mondo che conoscono per affrontare l’incognita di un futuro che non riuscite neppure a immaginare?

Vivete l’alternanza scuola/lavoro, e i contatti con le persone che navigano o che hanno navigato, in maniera attiva. Sfruttate le occasioni d’incontro con uomini che ci sono già passati cercando risposte alle cose che non sapete. Siate curiosi.

Di seguito vi segnalerò alcuni dei punti sui quali, secondo me, dovrete concentrare l’attenzione:

La comunicazione.
La comunicazione è una delle cose più importanti che potete imparare e il periodo scolastico deve servire da lima per fare la punta a quella che sarà una delle armi che vi darà più soddisfazioni nella vita.
Tutti noi comunichiamo. E’ semplicemente impossibile non comunicare. Lo facciamo con la voce, con le mani, con le espressioni facciali, con le parole e con il silenzio, consciamente o inconsciamente, e più siamo bravi a farlo, più diventiamo efficaci nel trasmettere quello che vogliamo.
Ma c’è un’enorme differenza tra il comunicare in maniera spontanea e comunicare nel modo più chiaro possibile per non rischiare di essere fraintesi.

Come ho già scritto, navigare aiuta a crescere velocemente, ma lo fa per certe cose tralasciandone  altre. Da una parte aiuta, per esempio, a contare su sé stessi, ad avere rispetto della gerarchia, delle regole e ad essere responsabili; dall’altra parte, come è facile intuire, non aiuta nel rapporto con le persone: semplicemente ci sono troppe poche occasioni per potenziare questa abilità.

A un certo punto della mia vita, mi sono reso conto della necessità di migliorare in questo aspetto e ho iniziato a seguire diversi corsi di programmazione neuro linguistica e di public speaking. Sono state esperienze decisamente costruttive, in grado di chiarirmi gli effetti delle parole nei vari contesti, di aiutarmi a considerare i punti di vista delle persone con cui mi confronto, di farmi capire l’importanza dei feedback.

Potreste essere preparatissimi ma – se non sarete in grado di trasmettere in modo efficace il 100% di quello che sapete – nelle interrogazioni, agli esami, nei colloqui di lavoro, decrescerà il vostro valore percepito in proporzione a quanto l’emozione, o la scelta sbagliata delle parole, avranno filtrato.

Questa è l’era dell’informazione completa e subito: libri, televisione, web, corsi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Le possibilità di colmare le lacune sono alla portata di tutti, è sufficiente individuare quelle che fanno al caso nostro.

Andando nel pratico, vi consiglio di  frequentare dei corsi di PNL (programmazione neuro linguistica) perché vi daranno le basi teoriche per cominciare a comunicare con cognizione di causa. In media durano da un giorno a una settimana. Vi aiuteranno a fare in modo che il lato emotivo non sia un ostacolo tra voi e quello che volete trasmettere. 

Vi si aprirà una porta, al di là della quale troverete qualcosa che  condizionerà in positivo il vostro modo di porvi.

L’importanza della lingua inglese.
Bene. Arrivati a questo punto passiamo a un’altra affermazione vera anche se scontata: oggi parlare la lingua inglese è fondamentale!
Generalizzando, possiamo dire che questa materia rappresenta un problema che pone gli italiani in posizione di svantaggio rispetto agli abitanti di altre nazioni.
Nei paesi nord europei l’inglese è la seconda lingua. A parte l’importanza che danno a questa materia, l’utilizzo dei film in lingua originale li porta a impararla fin da bambini.
Beh, questa è una buona abitudine che dovete cominciare a seguire anche voi. Potete iniziare usando i sottotitoli in italiano, per poi passare a quelli in inglese e magari arrivare a guardare la televisione in lingua originale senza sottotitoli.
Ma se l’inglese è così importante, perché portarsi dietro questo “problema” per tutta la vita?
Il consiglio che vi dò è quello di pensare a una vacanza estiva in Inghilterra. Una valida scuola, un’esperienza nuova che vi permette di conoscere usi, costumi e gente diversa. L’importante è evitare come la peste altri italiani: dev’essere una full immersion, dentro e fuori la scuola.
Due mesi pieni che vi porteranno dieci anni avanti nello studio di questa lingua.
Dopo il corso, basterà dedicare poche decine di minuti alla settimana al mantenimento di ciò che avrete imparato. Sarà sufficiente scaricare sul computer un programma tipo ABA English o Bubbel per esercitarvi in maniera rilassata, e continuare a guardare i film in lingua originale. Anche i libri in inglese proposti da Kindle funzionano: toccando la parola che non conoscete compare la definizione in tempo reale, facilitando la lettura.

Riepiloghiamo:

 – Guardate i film in lingua originale.
 – Frequentate un corso estivo full immersion in Inghilterra.
 – Scaricate sul cellulare, sull’iPad e sul computer un corso di inglese.
 – Leggete libri inglesi su Kindle.

La scuola generalizza.
Lo fa e lo ha sempre fatto perché ognuno di noi è diverso dall’altro. Una preparazione personalizzata lavorerebbe sul vostro vero potenziale, ma nella realtà è una cosa difficilmente applicabile.
La scuola imposta un programma e dà la possibilità a tutti di raggiungere un certo livello di conoscenza.
Purtroppo il sistema adottato si porta dietro alcuni “difetti collaterali” che, se non individuati e combattuti, agiranno da imprinting sul vostro carattere e sulla vostra personalità.

Il concetto del “6”.
Il “6” corrisponde alla sufficienza, ovvero certifica il fatto che sei preparato quanto basta per andare avanti.
Lo svolgimento dei compiti in classe e le interrogazioni sono lo strumento di giudizio del sistema ed essere pronti a saltare questi ostacoli è il vostro obiettivo primario.
Se seguirete le regole sarete promossi.
Giusto! La soluzione è semplice: seguite le regole.
Ma ne siete proprio sicuri?
Allarghiamo la cornice del quadro, usciamo dalla scuola e guardiamo un pezzo più grande di vita: ma volete veramente un lavoro da “6”, una relazione da “6”, degli amici da “6”, una vita da “6”? Oppure pensate, come penso io, che bisogna accontentarsi solo del meglio?

La scuola vi offre una preparazione standard, sta a voi espandere le conoscenze, setacciare ciò che vi è utile e adattarlo alla vostra personalità per arrivare ai vostri obiettivi.

Ho percorso lo stesso cammino scolastico che voi state seguendo ora; ho nipoti e figli che hanno, o hanno avuto, problemi e dubbi simili ai tuoi; ho conosciuto e avuto a che fare con tanti ragazzi che frequentano o che hanno frequentato il nautico. Questa esperienza mi permette di esprimere un pensiero che nasce, più o meno, da una statistica ragionata: non sempre i più bravi a scuola raggiungono i traguardi più alti, anzi, più spesso è vero il contrario.
Perché?
Anche qui non si può generalizzare, eppure sono convinto che, in molti casi, il problema origina dagli automatismi che utilizza il cervello.
Chi è bravo a scuola, chi è responsabile, chi è sempre preparato alle interrogazioni e agli esami, tende a  convincersi che “se si comporta bene, il risultato gli spetta di diritto”.
Ma nella vita funziona realmente così?
Purtroppo no, e questa è una certezza.
Nella vita incontrerete concorrenti che avranno una “cassetta degli attrezzi” riempita con strumenti diversi dai vostri, persone più scaltre e con meno scrupoli, altre più motivate, altre ancora raccomandate o, semplicemente, uomini o donne che si saranno trovati al posto giusto nel momento giusto.
Nulla sarà scontato.
Tutto potrà cambiare in qualsiasi momento e non sempre dipenderà direttamente da voi. È per questo che voglio parlarvi di un concetto volutamente provocatorio:

L’arte di arrangiarsi.
Chi è bravo a scuola dimostra senso di responsabilità, costanza, serietà, affidabilità; è una persona che riesce a programmare in maniera costruttiva ed efficace lo studio; ha un metodo.
Qualità importanti, ma non sufficienti, che spesso si scontrano – perché originano da contesti diversi – con quelle che possono fare la differenza per raggiungere il successo.
Se io, in qualità di datore di lavoro, devo dare un compito da svolgere a un dipendente di questo tipo, sono sicuro che quest’ultimo si applicherà seriamente e, essendo affidabile e responsabile, lo porterà avanti al meglio. Avrei qualche dubbio nel caso dovessi affidargli un compito non ordinario dove, per poterlo svolgere, occorrerebbe uscire dagli schemi, essere capaci di contestare anche l’ovvio, aver sviluppato quella qualità conosciuta come “l’arte di arrangiarsi”.
Dove voglio arrivare? Sto forse dicendo che non bisogna studiare? Che è avvantaggiato chi non si applica?
No, assolutamente, ma vi invito, ogni tanto, a scavalcare il muro che vi separa dai ragazzi che saltano la scuola senza farsi beccare, che si preparano alle interrogazioni solo all’ultimo momento, riuscendo comunque in qualche modo a passarle, da quelli che cercano di non rinunciare a nulla perché anche le feste, gli amici e le ragazze sono importanti.
Dovete uscire dai confini della programmazione sociale, aggirare le regole e le convenzioni, rischiare qualcosa per fare un’esperienza nuova, cambiare le abitudini… pur restando ragazzi che si applicano.
Difficile, non impossibile, ma chi ha mai detto che conquistare il giusto equilibrio nella vita sia facile?
Ogni tanto scavalcate il muro e alimentate la vostra arte di arrangiarvi.

Gli obiettivi.
Torniamo ai limiti della scuola e facciamolo ragionando su come, giorno dopo giorno, anno dopo anno, lavora per formare una sinapsi molto spessa nel vostro cervello.
Gli obiettivi che vi vengono proposti seguono una cadenza piuttosto regolare e, se li analizziamo all’interno di una vasta cornice temporale, ci accorgiamo che ognuno di questi è molto vicino all’altro; ad esempio l’essere preparati per l’interrogazione del giorno dopo, per quella della settimana successiva, per il compito in classe e, spingendoci un po’ più in là, si arriva al massimo a traguardare l’obiettivo per il conseguimento del diploma.
Sono sicuro che se vi chiedessi di dirmi cosa farete a quarant’anni, vi metterei in difficoltà. Forse succederebbe anche se vi domandassi se navigherete o meno, o su quali navi rincorrerete la vostra carriera: saranno passeggeri, petroliere, gasiere o rimorchiatori?
Per arrivare a un traguardo è necessario, innanzitutto, definire l’obiettivo e i passaggi principali.
È ovvio che il futuro immaginato a 14, 15 o 16 anni difficilmente sarà quello definitivo e che, pertanto, subirà dei cambi di rotta mano a mano che le idee si faranno più chiare e concrete.
Provate a figurarvi un percorso senza prospettive: cerchereste il vostro cammino guardando in trecentosessanta direzioni diverse, sprecando risorse e tempo impegnandovi in cose che potrebbero non servirvi mai.
Adesso pensate a un sogno da realizzare da qui a vent’anni: andate avanti, giorno dopo giorno, avanzando tra due binari, con le idee chiare su quello che vi serve per arrivarci, su quale sarà il prossimo gradino della scala che vi porterà al successo. Durante questo percorso vi capiterà sicuramente di perdere la rotta, ma grazie alla messa a fuoco del vostro obiettivo ve ne accorgerete e, con un colpo di timone, rimetterete la prua nella giusta direzione.

Oltre alla buona abitudine di pensare e pianificare, ci sono diversi strumenti, messi a disposizione dalla tecnologia, che aiutano nell’organizzazione. Di seguito vi elenco alcune applicazioni che uso quotidianamente: 

–  “Google Calendar” per gli impegni le scadenze;
–  “gTasksPro” per ricordarmi le cose;
–  “Mindly” per strutturare i concetti, per fare brainstorming e per pianificare i progetti;
–  “SimpleMind”, un programma per le mappe mentali, per mettere in ordine i pensieri e generare nuove idee.

Ne esistono moltissime altre. Trova il tuo modus operandi.

Mentre scrivo mi rendo conto che ci sarebbero molte altre cose da dire, affrontare vari aspetti da diversi punti di vista, ma credo che per ora possa essere sufficiente.

Voglio solo aggiungere che l’intelligenza è una componente importante per riuscire nella vita, ma l’apertura mentale – intesa come la capacità di mettersi in discussione e di accettare i feedback come una componente costruttiva  – dà la possibilità di usare a proprio vantaggio anche l’intelligenza degli altri.

In bocca al lupo!

Di | 2018-05-03T14:47:54+00:00 24 ottobre 2017|A bordo con il Pilota, Animanauta, Attualità|4 Commenti

4 Commenti

  1. Marinella Gagliardi 30 ottobre 2017 al 19:35 - Rispondi

    Da ex insegnante non posso che complimentarmi per le considerazioni e i consigli rivolti agli studenti! Ne facessero tesoro avrebbero risolto gran parte dei loro problemi.
    Ma ‘raggiungerli’ davvero, questo è la parte difficile!

    • John Gatti 4 novembre 2017 al 19:56 - Rispondi

      Vero, assolutamente vero. Posso sempre sperare che almeno una piccola percentuale…

      • stelvio chalvien 28 novembre 2017 al 17:57 - Rispondi

        Lo sapevate che la Soc.Capitani e Macchinisti di Camogli organizza già da qualche anno lezioni di inglese pratico per le quinte del Nautico di Camogli ?

        • admin 29 novembre 2017 al 8:39 - Rispondi

          Iniziativa costruttiva e da imitare.
          Sono rimasto colpito anche dalla dinamicità di molti Istituti Nautici: esperienze prolungate su luoghi di lavoro mirati, corsi, conferenze, ecc. E’ sicuramente un percorso in evoluzione dove gli studenti possono, e devono, fare la loro parte lavorando su loro stessi per loro stessi.

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