PPU – Portable Pilot Unit. Maurizio Garipoli

PPU – Portable Pilot Unit. Maurizio Garipoli

L’unità portatile di ausilio al Pilota, conosciuta come PPU (Portable Pilot Unit), nasce dall’esigenza di aumentare la sicurezza della manovra in tutte le situazioni di scarsa visibilità che possono crearsi per motivi climatici, come nel caso di foschia, nebbia o piovaschi intensi o anche per motivi dimensionali, come nel caso di grandi navi che operano in spazi ristretti o in bassi fondali.

E’ ormai  riconosciuto che uno dei problemi della portualità riguarda il gigantismo navale, vale a dire il sempre maggior incremento di dimensioni delle unità navali in rapporto al quasi immutato spazio portuale a disposizione, con conseguente riduzione di margine di manovra e sicurezza della stessa.

L’abilità nella manovra e le conoscenze generali e locali di un Pilota vengono così affiancate dalla più moderna tecnologia satellitare, non solo per la localizzazione precisa e istantanea della nave, ma, soprattutto, per la sua previsione di manovra, che avviene in tempo reale.

Il Pilota può quindi avvalersi oggi di un sistema grafico portatile, personale, indipendente dalle strumentazioni della nave sulla quale sta operando e di cui conosce il reale grado di accuratezza.

Questo non è un aspetto di poco conto per comprendere quanto questo strumento possa diventare utile e affidabile in mano a un professionista con la giusta competenza che, garantendone un uso consapevole, contribuisce ad abbattere lo stress della manovra.

 

 

PPU Nebbia

Dai primi esemplari, di oltre un decennio fa, a quelli odierni, si sono ovviamente fatti passi avanti importanti che riguardano non solo la facilità di uso a livello software e la qualità generale dei sistemi oggi in commercio, ma anche la miniaturizzazione dei componenti.  Zaini o borse rigide con antenne e computer ingombranti e pesanti che spesso dovevano essere issati o calati con l’aiuto del personale di bordo, cedono il passo a iPad e antenne compatte. La riduzione delle dimensioni e dei pesi ottenuta negli ultimi anni, unita alla precisione e alla semplificazione dei software, rende finalmente il PPU uno strumento veramente portatile che può essere facilmente adoperato in ogni situazione. Oggi le configurazioni dello strumento sono molteplici e adattabili a ogni esigenza portuale.

Possiamo avere sistemi completi a tre antenne con PC portatile “Rugged” per la massima precisione e robustezza e sistemi composti da Tablet e singola antenna per la massima portabilità; nel mezzo, varie altre opzioni per accontentare ogni esigenza. Nella configurazione più completa il PPU può garantire un accuratezza nella posizione della nave di 2 cm, nella variazione di rotta di 0,02 gradi e 0,02 nodi per quanto riguarda la velocità, risultati  importanti per manovre delicate quali quelle di entrata in bacino, nelle chiuse o durante passaggi stretti per navi di grande tonnellaggio dove la precisione è garantita nell’ordine dei 5/10 cm.

Sensori di posizione analizzano e utilizzano segnali satellitari provenienti da tutti i sistemi mondiali GNSS (Global Navigation Satellite Systems ): NavStar GPS (USA), GLONASS (Russia), Galileo (Europa), BeiDou (Cina) QZSS (Giappone) IRNSS (India). 

I dati vengono elaborati un software cartografico ECS (Electronic Chart System) per posizionare la nave, opportunamente sagomata dall’operatore, nella zona di mare o portuale in cui si opera. Altri sensori analizzano costantemente rotta, velocità nave, velocità di accostata e tanti altri dati, in modo da permettere di seguire in tempo reale l’andamento della navigazione e, soprattutto, prevedere nel tempo l’evoluzione della nave. Questo avviene combinando i sopracitati dati per costruire via software una o più sagome “fantasma”, configurabili in numero dall’operatore che, precedendo la sagoma reale della nave, indicano il punto futuro in modo continuo, chiaro e accurato. In caso di ormeggio in banchina, semplicemente cambiando con un click la configurazione, vengono automaticamente visualizzate le distanze dei pontili o delle ostruzioni da diversi punti della nave.

 

A completare il sistema portatile, soprattutto in caso di scarsa visibilità dovuta per esempio alla foschia o all’improvviso sopraggiungere delle nebbie, il PPU può rappresentare sulla carta elettronica anche tutte le altre navi presenti in zona utilizzando il sistema AIS (Automatic Identification System). Per fare ciò lo si può collegare fisicamente al ricevitore AIS di bordo utilizzando il l’apposita presa RS422 identificata come “Pilot Plug”, in cui convergono tutti i dati utili dagli apparati della nave.

Oggi, tuttavia, per evitare problematiche di precisione e di controllo, i nuovi strumenti hanno previsto all’interno delle proprie antenne un sistema AIS integrato a completare l’assoluta indipendenza dalla strumentazione di bordo, la quale per ovvie ragioni non può essere controllata preventivamente  e che, spesso, non garantisce l’accuratezza necessaria a perseguire lo scopo primario del PPU: aumentare la sicurezza della manovra.

 

Di | 2018-05-03T15:05:49+00:00 27 giugno 2017|A bordo con il Pilota, Manovre, Porti|0 Commenti

Scrivi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.