Le ancore.. sappiamo tutto? – Maurizio Garipoli

Le ancore.. sappiamo tutto? – Maurizio Garipoli

Ancorare un nave o un’imbarcazione in sicurezza, può essere un operazione tutto sommato semplice, tuttavia deve essere fatto seguendo una attenta programmazione preliminare per eliminare ogni possibile rischio e minimizzare gli effetti di una eventuale emergenza.

Chiunque a bordo si occupi attivamente delle operazioni di ancoraggio, deve essere preparato e acquisire questa capacità, attraverso studio ed esperienza pratica. Possono passare anni prima di raggiungere un grado di preparazione tale da permettere di affrontare, con la giusta perizia e la dovuta sicurezza, un ancoraggio. Ogni membro dell’equipaggio deve essere conscio dei pericoli durante l’avvicinamento alla zona di ancoraggio, all’affondamento dell’àncora e alla permanenza della nave alla fonda.

Nel pianificare l’ancoraggio, il Comandante deve consultare le carte e i portolani per capire il tipo di fondale e la tenuta che può offrire, considerare la densità del traffico e i movimenti delle altre navi nella zona, valutare l’area di manovra disponibile, la protezione che offre in caso di cattivo tempo e gli effetti del vento, della corrente e della marea.

Il Comandante, una volta ricevute le indicazioni dall’Autorità Marittima circa la zona di ancoraggio assegnata alla nave, deve valutare attentamente se sussistono le condizioni di sicurezza necessarie a procedere

Non tutte le zone di ancoraggio sono adatte a ogni tipo di nave. Particolare attenzione deve essere prestata in caso di cattivo tempo, in aree congestionate dal traffico, in zone potenzialmente pericolose e in vicinanza della costa. In questi casi, l’opzione di mantenere le macchine in “stand-by” deve essere presa seriamente in considerazione.

La valutazione del giusto ancoraggio per la propria nave, in ultima analisi, spetta al Comandante.

Spesso l’ancoraggio è poco studiato, non attribuendo a questa manovra, considerata erroneamente “semplice”, la giusta importanza. In questi anni vi sono stati numerosi incidenti, potenziali incidenti, collisioni e incagli, dovuti a ancore che spedano e arano, a manovre rischiose nelle rade dei porti e a decisioni prese in ritardo rispetto al sopraggiungere del cattivo tempo.

L’ancoraggio richiede pianificazione e pratica!

 

In questo periodo sto lavorando in modo approfondito sull’argomento “ancore”, con l’intenzione di proporre un testo prettamente pratico, ma ricco di aneddoti e curiosità.

Di | 2018-05-03T14:46:43+00:00 30 ottobre 2017|Manovre, Mare nostrum - Storie di mare, News, Porti|2 Commenti

2 Commenti

  1. Marinella Gagliardi 30 ottobre 2017 al 19:19 - Rispondi

    Quanti ne abbiamo visti, noi navigatori da diporto, di ancoraggi infelici, con barche che vagavano per le rade, magari con nessuno a bordo! Voglio dire che anche su imbarcazioni di piccole dimensioni, saper mettere l’ancora è un dovere primario! E invece le ancore, per lo più, sono appena appoggiate…

    • Maurizio Garipoli 10 novembre 2017 al 19:57 - Rispondi

      Proprio vero, non è importante la stazza dell’imbarcazione. L’ancoraggio è una pratica da non sottovalutare e chi va’ per mare ne è consapevole. Uno dei miei migliori amici è skipper di uno splendido catamarano. Ho avuto la fortuna di vederlo all’opera nel suo ambiente naturale e mi sono stupito della naturalezza con la quale svolge le sue manovre di ancoraggio con la giusta perizia. D’altro canto ho notato quante situazioni di pericolo si creano quando ci si improvvisa marinai e non si valutano gli effetti di un ancoraggio approssimato e male eseguito. Grazie per il commento.

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