Estratto del libro “A bordo con il pilota”. John Gatti

Estratto del libro “A bordo con il pilota”. John Gatti

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Allievo Pilota

Un pensiero all’Allievo Pilota:

Essere arrivato a questo giro di boa, con tante miglia sulle spalle, significa che hai studiato tanto, che hai assimilato l’arte del navigare e la disciplina di bordo, che hai avuto la forza e la costanza di vivere l’imbarco per lunghi periodi, lontano dagli affetti, dalle abitudini e dagli amici. Vuol dire che hai condiviso per anni la tua esistenza in spazi ristretti con persone che non conoscevi, provenienti da posti diversi, di culture e credenze differenti dalle tue; persone con cui, a volte, non eri neppure in sintonia.

Hai imparato ad “arrangiarti”, a fare affidamento solo su te stesso e ci sei riuscito, contando i giorni che restavano da passare in mezzo al mare prima di arrivare in porto e poter telefonare a casa; lo hai imparato quando qualcuno stava male a bordo e ti improvvisavi medico, perché l’ospedale più vicino era a una settimana di navigazione; lo hai imparato in mezzo alle tempeste, quando ti domandavi se quella volta avrebbe vinto lei.

…e poi le procedure, le carte nautiche, il Canale di Suez e quello di Panama, lo Stretto della Malacca e i pirati, le ispezioni a bordo, le caricazioni e le discariche, le manutenzioni, il Ponte di Comando, le notti interminabili, il sestante e le stelle, Gibilterra, Capo Horn, la lancia per andare a terra, i turni, i fiumi di caffè…

…ma hai tenuto duro e hai fatto carriera. Un percorso che ti ha forgiato e abituato ad affrontare i tuoi compiti: a ogni passaggio di grado hai sentito una crescente responsabilità, verso te stesso e verso gli altri.

Oggi, improvvisamente, ritorni Allievo; un Allievo con la “A” maiuscola. Hai delle basi solide, forse hai moglie e figli a carico e sei fortemente motivato perché hai lottato con i denti per arrivare a vincere il concorso da Pilota. Tra questo momento e quello in cui salirai da solo sulla biscaglina[1] della tua prima nave passerà un lungo ma brevissimo anno, durante il quale dovrai rubare il mestiere e farlo tuo, incassare i tuoi spaventi e quelli che farai “patire” al Pilota di turno. Avrai un tempo limitato che scorrerà veloce e che ti lascerà nel cuore e nella testa un senso d’incompiuto.

Il lavoro del Pilota è un continuo alternarsi di emozioni, tra momenti di esaltazione e altri in cui devi vincere la paura e decidere la manovra in pochi secondi.

Presto capirai quanto sia importante essere sereni e anche se non sarà necessario avere doti eccezionali, ti saranno tuttavia richieste alcune caratteristiche umane: 

  • Grande equilibrio mentale. La posizione del Pilota, i suoi consigli, le sue decisioni o, più semplicemente, il suo pensiero, sono in grado di condizionare l’opinione di chiunque partecipa alla manovra, e lo fa in modo chiaro e netto. Mi riferisco a decisioni prese osservando il vento, l’altezza delle onde, le caratteristiche della nave e gli ausili alla manovra in situazioni particolarmente difficili. Il Pilota deve saper decidere, contrastando anche le pressioni di soggetti esterni che guardano soprattutto la parte economica dell’approdo di una nave: i costi, i tempi, i ritardi, il buio che arriva.
  • Senso del dovere. Succede più spesso di quanto si possa immaginare di dover intervenire in situazioni d’emergenza: imbarcare con qualsiasi condizione meteo perché a bordo c’è un malato da ospedalizzare; nave che strappa gli ormeggi e scarroccia[2] verso la diga; allontanare una petroliera che si trova in porto da impianti e cisterne a causa di un’esplosione o un incendio; prendere il controllo di una nave senza governo; intervenire a causa di ancore che arano[3]; ecc. In questi casi, e in molti altri ancora, si deve agire con grande prontezza e determinazione. Richiede senso del dovere e forza di volontà anche la decisione di non lasciare una nave in rada[4] solo perché arriva alle 3 di notte e c’è una burrasca in corso.
  • Spirito avventuroso. Passare la giornata guardando la lista delle navi in arrivo e in partenza, sperando che le manovre più complesse tocchino ad altri, è un modo stressante di vivere il pilotaggio e spinge a evitare certi lavori rifugiandosi dietro improbabili motivi di sicurezza. Senza lo spirito giusto, la tensione e le preoccupazioni ti logorerebbero.

Dovrai rapportarti fin dall’inizio con i tre punti che ho appena descritto e  quando diventerai Pilota effettivo, scoprirai che le tue responsabilità dirette e indirette saranno numerose.

Dalle tue decisioni deriveranno risparmi o costi per terminalisti, armatori, noleggiatori e, più in generale, per tutte le realtà coinvolte.

Sfortunatamente le decisioni che prenderai non saranno accettate da tutti, soprattutto quando gli interessi economici si scontreranno con i dettami della sicurezza. Tutto questo ti creerà pressione e ti renderà più complicato il processo decisionale, ma il tempo e l’esperienza renderanno le cose via via più praticabili.

Siamo meno di duecentocinquanta Piloti, sparsi lungo ottomila chilometri di costa. Veniamo confusi spesso con altri soggetti e il nostro lavoro è sconosciuto ai più. Questa realtà crea difficoltà comunicative: numerosi personaggi trainanti del settore marittimo hanno una visione distorta dei limiti portuali e dei necessari adattamenti, arrivando a operare scelte inadeguate ai reali problemi. La nostra specializzazione potrebbe essere molto utile, se adeguatamente conosciuta e valorizzata.

Cambierà il ritmo della tua vita e presto ti apparirà divisa in due parti: quella che passerai a casa, adattandoti agli impegni e agli orari della tua famiglia, e quella che ti vedrà impegnato sul lavoro, dove non mangerai né dormirai mai alla stessa ora, alternando i turni di giorno a quelli di notte.

Durante l’inverno passerai dal freddo della pilotina al gelo dei colpi di mare, che ti inzupperanno quando cercherai d’imbarcare. Subito dopo ti scalderai arrampicandoti su lunghe biscagline e scalando gli otto piani che ti permetteranno di raggiungere il Ponte di Comando. Il tempo di un caffè bollente e dovrai uscire sull’aletta[5] scoperta, dove completerai la manovra colpito da un vento teso misto a neve e pioggia che cercherà di bucarti la faccia.

Caldo – freddo – caldo, orari sempre diversi per dormire e per mangiare… fattori che incidono in modo preoccupante sulla salute del Pilota, quando le malattie cardiovascolari sono statisticamente una presenza importante. Dovrai darti subito una regolata, se vorrai sperare in una buona qualità della vita, e questo significherà innanzitutto eliminare il vizio del fumo, regolare l’alcool e il cibo.

 

Ma quali sono i vantaggi di questo lavoro?

Fortunatamente il gioco varrà la candela!

Tralasciando l’argomento “salariale”, che dipende dal traffico di ogni singolo porto, questo lavoro ti consentirà di operare sulle navi, quindi nel tuo ambiente naturale, senza essere un navigante nel senso stretto del termine e questo significa che potrai goderti il contatto con la famiglia ogni giorno senza doverla sognare in mare aperto, il che non è poco. Al secondo posto c’è un altro aspetto importantissimo: normalmente non ti dovrai portare il lavoro a casa! Una volta terminato l’ormeggio, se il lavoro si sarà concluso senza anomalie, il tuo compito sarà finito e ricomincerà solo con l’operazione successiva. La nave e i suoi problemi resteranno legati in banchina, senza di te.

Dovrai anche tenere ben presente che sarai in cima alla piramide per quanto riguarda la direzione della manovra, questo significa che se resterai coinvolto in un processo per danni derivanti dal tuo operato, dovrai dare spiegazioni a tecnici sicuramente preparati, ma reduci da esperienze diverse, che pur non parlando la tua stessa “lingua” avranno il compito di giudicarti.

Ti sentirai gratificato nel lavorare con persone provenienti da tutto il mondo, avrai grandi soddisfazioni e vivrai momenti avventurosi; sarai spesso stanco ma appagato e vivrai sulla tua pelle l’incredibile sensazione di potenza nel manovrare qualsiasi tipo di nave.

Fig. 1 – Ponte di comando

Ok, ho scritto anche troppo. Ora comincia la tua storia, il tuo percorso. Hai un anno di tempo per diventare pilota, ma ce ne  vorranno almeno cinque per scriverlo con la “P” maiuscola.

 

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[1] Particolare scala costruita con cime e gradini di legno utilizzata per l’imbarco e lo sbarco del Pilota.

[2] Spostamento della nave dovuto al vento.

[3] Indica che l’ancora non sta più facendo presa sul fondo.

[4] Parte di mare dove le navi possono ancorare.

[5] Parte esterna del Ponte di Comando dove il Comandante e il Pilota si posizionano durante le manovre di ormeggio e disormeggio. Sulle alette sono spesso posizionati anche i comandi remoti.

 

Di | 2018-05-03T14:59:16+00:00 01 agosto 2017|A bordo con il Pilota, Mare nostrum - Storie di mare, News|2 Commenti

2 Commenti

  1. Thomas 1 agosto 2017 al 12:09 - Rispondi

    Credo che chiunque dopo aver letto questo articolo, vorrebbe intraprendere o almeno immaginare di fare un mestiere del genere , davvero ben fatto !!

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