1955 Il porto di Genova devastato da un Ciclone. Carlo Gatti

1955 Il porto di Genova devastato da un Ciclone. Carlo Gatti

Genova, 19.2.1955: Un infernale ciclone da libeccio frantumò oltre 400 metri di diga, irruppe nello scalo genovese e fece strage di moli e di navi.

 Tratto dalla Relazione sui Pilotaggi effettuati nel Porto di Genova durante il Ciclone del 19 febbraio 1955.

-Lo scenario

Fin dalle prime ore di venerdì 18 febbraio 1955 si prospettava maltempo; una fortissima depressione gravava sul Golfo di Genova estendendosi alle due Riviere. Al mattino di sabato 19 febbraio 1955 il mare era gonfio. Grosse onde investivano la diga foranea di protezione del porto.

Mare e vento fortissimo da libeccio avevano già aperto piccole brecce e, con l’alzarsi del sole, il tempo si faceva sempre più minaccioso. Verso le 14.00 divenne ciclonico, con onde altissime che frangevano tanto violentemente contro la diga del Bacino di Sampierdarena da causarne lo sfondamento per un tratto di circa 400 metri. Il mare tempestoso scaricava la sua forza sull’ormeggio al Pormolio e alle calate vicine, provocando ingenti danni alle opere portuali, alle navi e ai natanti che si trovavano in zona. Fortunatamente non ci fu nessuna vittima.

Alle 15.00 si avvertivano, via radio, tutte le navi dirette a Genova che, data la forza del mare, la pilotina le avrebbe attese a ridosso dell’imboccatura di levante; non potendo fare servizio fuori dalle ostruzioni ed essendo pericoloso per le navi fermarsi al punto d’imbarco del pilota, sarebbero state date istruzioni via radio sulla manovra da seguire per imboccare.

Nessuna nave, prudenzialmente, si avvicinò al porto, ad eccezione della M/N “Città di Catania” che tentò e riuscì ad entrare  alle 17.00.

-I Fatti:

Già da alcuni giorni, forti mareggiate avevano martellato Genova e le due riviere con estrema violenza. Verso le 15 la diga foranea del porto (zona di ponente) crollò come sarebbe accaduto sotto i colpi di un maglio. Da quel momento il mare vivo trovò via libera e, nella zona tra ponte Canepa, molo N.Ronco e calata Derna, successe l’inferno.

-L’epilogo:

La petroliera Camas Meadows, posizionata di punta (due ancore a mare, poppa a terra) a calata Derna, ruppe tutti gli ormeggi e, trovatasi in balia delle onde, colpì ripetutamente le navi vicine e le opere portuali. Infine si capovolse assumendo le sembianze di una grossa balena morta.

L’altra petroliera presente in zona, la Atlantic Lord, posizionata tra i due denti del molo N.Ronco, rotti gli ormeggi e danneggiate le banchine, cominciò a brandeggiare sulle ancore e a colpire con la poppa calata Derna e la Camas Meadows. Urti fragorosi produssero falle e fuoriuscita di carburante. In un primo momento i rimorchiatori riuscirono ad agganciare la nave, ma poi strapparono i cavi. La lotta ingaggiata dai piloti,  dai rimorchiatori, dagli ormeggiatori e dai vigili del fuoco, contro le forze scatenate della natura durarono a lungo, mentre a non troppa distanza si andava consumando un’altra catastrofe: ormeggiata a ponte Eritrea ponente, la cargo svedese Nordanland, sospinta dal mare vivo e dalla fortissima risacca, urtò ripetutamente la banchina d’ormeggio lesionandosi lentamente. Dalle numerose falle penetrò acqua di mare, che entrò in contatto con le 400 tonnellate di acetilene (carburo) contenuto in barilotti nelle stive centrali.

Quando la nave cominciò a sbandare, il comandante svedese diede “l’abbandono nave”. A breve si udirono i primi colpi sordi, secchi e staccati, come rulli di tamburo che annunciavano una tragica esecuzione. Presto quei borbottii nefasti diventarono esplosioni sempre più forti, mentre tutta l’area portuale fu investita da fumo nero e acre.

Alle 19.20 la Nordanland esplose con un terrificante fragore. Lo scoppio, come una bomba, fu avvertito in tutta la città e molti vetri delle case vicine  andarono in frantumi.

Alle 21 le esplosioni cessarono e i Vigili del fuoco si aprirono la strada attraverso il fumo, mentre le fiamme continuarono a distruggere lo scafo. Anche la nafta cominciò a defluire in mare allungandosi sulle onde, fino a quando una scintilla del rogo vi cadde sopra. A quel punto una lingua di fuoco corse veloce sull’acqua, diffondendosi tra i ponti Eritrea e Somalia, finendo per divampare su centinaia di metri quadrati di mare. I Vigili del fuoco, con le loro attrezzature, si misero a estremo baluardo dei capannoni stivati di juta e altro materiale infiammabile. Alle 23 le esplosioni all’interno della Nordanland, ormai ridotta a un rottame incandescente, ripresero più ovattate. Infine le spingarde dei pompieri, con i loro poderosi getti, ebbero la meglio su quelle strisce di fuoco che presto apparvero come tanti lumini in un camposanto spettrale.

Un fascio di luce accecante e sinistro s’incunea sulla scena del disastro. Sulla destra in alto si nota la spaccatura della diga e l’entrata del mare vivo che spazza il Ponte Canepa. La Atlantic Lord resiste sulle ancore con la prora al mare mentre la sua poppa é libera, senza cavi a terra, pronta per colpire la Camas Meadows rovesciata e chiusa nell’angolo.

Una significativa istantanea del fotografo F.Leoni, che é riuscito a cogliere l’azione del salvataggio di un marittimo per opera dei Vigili del Fuoco, nell’attimo del massimo sforzo di trazione sul va-e-vieni.

A sinistra notare l’incavo profondo dell’onda di risacca nel chiaroscuro di questa foto eccezionale di F.Leone. I segni evidenti dei ripetuti urti sono visibili sullo scafo rovesciato della CAMAS MEADOWS.

Il mare vivo ha sfondato la diga anche all’altezza di Samperdarena, e la risacca ha ripetutamente scagliato contro Ponte Eritrea la NORDANLANDche é sbandata per effetto dell’acqua imbarcata dalle falle nella parte sommersa dello scafo. I testimoni oculari, presenti nell’istantanea di F.Leoni, non sanno ancora che la nave ha 400 tonnellate di acetilene nelle stive.

L’equipaggio ha abbandonato la NORDANLANDSoltanto i pompieri stanno ancora cercando di raddrizzare la nave pompando acqua fuoribordo. A causa della risacca le falle  sono ormai numerose e il destino della nave svedese é segnato.

Sono le 19.20. Francesco Leone ha colto il tragico attimo dell’esplosione della nave svedese Nordanland. In breve tempo le strutture della nave si deformeranno a causa delle alte temperature dei roghi alimentati dall’acetilene nelle stive. La Nordanland é esplosa, ed é scesa sul fondo piegandosi verso la banchina, mentre l’albero si appoggia tristemente ai ruderi sconnessi di Ponte Eritrea.

Per tutta la notte la nave svedese  ha continuato a sprigionare fiamme  che il vento trasformava in lugubri fantasmi e, come si vede da questa foto, il relitto ha continuato a emanare fumo e odore acre anche il giorno dopo.

Il ciclone é passato. I segni della devastazione sono ancora più evidenti il giorno dopo, sia in mare che in banchina. La petroliera “Camas Medows” ormeggiata di punta a calata Derna, ruppe tutti gli ormeggi e, trovatasi in balia delle onde, andò a colpire ripetutamente le navi vicine e le opere portuali. Infine s’inclinò paurosamente fino a capovolgersi per poi apparire come una grossa balena morta.

Da questa veduta aerea scattata il giorno dopo la devastazione, tra Ponte Nino Ronco e Ponte Canepa, si nota la decapitazione della diga e di altre opere portuali come gli ormeggi resi inagibili per molto tempo dopo passaggio del ciclone.

Di Carlo Gatti

4 Commenti

  1. Marinella Gagliardi 16 novembre 2017 al 19:24 - Rispondi

    Articolo molto interessante, ricco di dettagli e di documentazione fotografica, che coinvolge e avvince per la drammaticità di quegli avvenimenti.
    Nasce spontaneo un interrogativo (facendo i dovuti scongiuri): ma si potrebbe ripresentare un altro ciclone da libeccio di tale potenza? E ai nostri giorni la struttura del porto sarebbe in grado di far fronte a una simile evenienza?

    • admin 20 novembre 2017 al 13:44 - Rispondi

      Purtroppo periodicamente libecciate molto forti interessano le nostre zone. L’ultima, quella del 2008, ha creato non poche difficoltà e diversi danni alla diga e all’Isola petrolifera di Multedo.
      Da allora le ostruzioni a difesa del porto hanno subito modifiche e migliorie, ma eventi di tale intensità non ci lascerebbero indenni.

  2. Fausto Mazza 20 novembre 2017 al 17:17 - Rispondi

    Interessantissimo!

Scrivi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.